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Scrivere tutti i giorni è un mestiere da contabili

Una penitenza da schiavi che credono che la disciplina sia vita, quando in realtà è solo morte a rate.
Io non sono costante. Non lo sarò mai. E non me ne frega un cazzo.

Scrivo quando brucia, quando la testa pulsa come una bottiglia che esplode, quando la pelle non contiene più. Poi smetto. Mi secco. Mi volto altrove. E non devo scusarmi con nessuno.

La costanza la lascio a chi timbra il cartellino, a chi vuole sentirsi “affidabile” mentre marcisce nella sua stessa routine. Io mi prendo il lusso del silenzio. Perché il silenzio non è un vuoto: è un’arma che aspetta di sparare.

Chi vuole capire, capisce. Gli altri si fottono.

—Carta Straccia

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