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Il cadavere che parla — Carta Straccia

Il cadavere che parla

Cronaca di un corpo che ordina un doppio whiskey mentre la città finge di non sentire l’odore.

Il cadavere che parla Illustrazione in bianco e nero: uno zombi, in giacca lisa, siede al bancone di un bar. Davanti a lui un bicchiere di whiskey doppio; con l’altra mano allunga banconote in euro verso una mano di barista. Titolo grande in alto; scritta “carta straccia” in basso a destra. IL CADAVERE CHE PARLA 20 carta straccia
Poster noir: uno zombi compra un attimo di silenzio con un doppio whiskey. Paga in euro, come tutti gli altri vivi.

Ecco il cadavere che parla: si stacca dal lenzuolo come una francobusta bagnata e viene a dirci che il suo corpo ha già iniziato il lavoro sporco. Morte e Natura lo aspettano all’angolo come due sbirri stanchi; ma il vero pestaggio è in interno, e non fa verbale.

Sintesi narrativa

Non c’è tragedia epica: c’è un uomo che si guarda da fuori e scopre che l’odore è il suo. Chiama filosofia quello che è putrefazione organizzata. Si siede al bancone, chiede un doppio, e saluta l’idea stessa di redenzione con la cordialità di chi paga il conto e se ne va.

Analisi psicologica

Hai trovato l’uscita d’emergenza: non esiste. Tutto quel parlare di “strada” era ginnastica per non guardare il buco nero nello stomaco. La Natura non è cattiva; è peggio: è indifferente. L’indifferenza ti disossa perché non ti riconosce. Sei materia in attesa, un calendario che perde fogli anche quando dormi.

Analisi sociologica

La fabbrica dei sensi unici vende significato a tubetti: “trova il tuo scopo”, “combatti per qualcosa”. E tu compri, sciacqui, sputi nel lavandino dei social. Nessuna lotta: solo attesa ben illuminata da slogan. Gli hashtag tengono occupate le dita mentre il corpo sabota il resto. L’unica rivoluzione possibile? Smettere di recitare il copione del senso obbligatorio.

Il nulla non è una condanna: è l’onestà che rimane quando i fuochi d’artificio tacciono.

Hank Chinaski risponde

Ah, finalmente. Hai tolto i coriandoli. Non ti uccide la Natura: ti mostra che sei stato da sempre un sacco di sangue e ossa con le scarpe. Finirai e il mondo non farà una piega: nessuna tromba, nessun comunicato stampa. Non vuoi salvare niente: vuoi una benedizione per la tua putrefazione. Non c’è. Sei uscito dal caso e lì torni. Fai l’unica cosa decente: bevi qualcosa di forte mentre aspetti il prossimo autobus che non fermi.

E adesso basta lamenti: se marcisci, fallo con stile. Entra nel bar, ordina il doppio. Guarda nel bicchiere e stringi la mano al tuo futuro. L’unico lusso che abbiamo rispetto ai cadaveri è che possiamo ancora far scendere il fuoco in gola.

La società farà finta di darti un senso, tu farai finta di crederci. Ma questa sera, almeno, niente finzioni: paga in euro, alza il colletto, esci nella pioggia. Siamo tutti fatture non saldate. E il resto è carta straccia.

Carta Straccia — La Voce Scomoda © Tutti i lividi riservati.

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