TikTok è una siringa infilata nel cervello
TikTok è una siringa…
Ada se ne stava lì, sotto il neon sfatto di un bar che puzzava di piscio e di sogni interrotti, con le gambe accavallate e la sigaretta come scettro spento di una monarchia dimenticata. Vestita con un leopardato che forse una volta faceva ruggire, ora faceva solo pena – ma era la sua armatura.
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Ancora respira, solo finché la pioggia non gli entra nelle narici. Un ritratto della dignità perduta, in cui l’asfalto è più pulito dell’anima.
Guarda bene. Non è un uomo, è un residuo. Un avanzo di carne e stoffa che la città ha digerito e poi sputato fuori in un…
C’è un detto antico, scritto col carbone sulle pareti dell’anima e col piscio sulle colonne dei templi: “L’uomo stupido si lamenta del buco nella tasca, quello saggio ci infila la mano e si gratta le palle.”
Firmato: Philonapo da Matuglie. Chi era? Nessuno. Uno come tanti. Ma oggi serve più di Platone.…
Ogni giorno nascono milioni di parole.
Alcune fanno finta di essere idee. Altre si travestono da notizie.
Le più bastarde si mettono la cravatta e si chiamano “verità”.
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guardi il mondo e capisci che non hai più niente da perdere.
Un momento in cui non ti importa più di sembrare gentile, educato, equilibrato.
Il trauma ti ha sbriciolato le ossa e poi ti ha ricostruito in silenzio, senza anestesia.
Ora…
Nessuno mi ha applaudito. Ho lasciato cadere la corda come un peso morto, ho detto "basta" come se quella parola potesse bruciare i ponti invece di essere solo un sussurro nel caos.
E ora eccomi qui: un cane senza collare, che annusa l’aria come fosse la prima volta. Non più tirato da una…
Mi sono messo il guinzaglio da solo.
Nessuno mi ha puntato una pistola alla tempia.
Ho alzato la mano come un volontario ubriaco di dovere,
ho detto “ci penso io” come se quelle tre parole fossero un distintivo d’onore invece che una condanna.
E ora…
Mai, come questa volta, si tratta di carta davvero straccia.
Una legge che dovrebbe proteggere, ma viene piegata e usata come ombrello simbolico. Una misura d’emergenza che finisce per coprire ciò che non si vuole dire. Una firma in alto, un timbro in fondo, e in mezzo il vuoto.
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Carta Straccia - Sciopero del Nulla
e ha perso tutto. L’ultimo scrivano in piedi davanti alla farsa del mondo,
con un cartello che urla più forte di mille editoriali:
“Non ho un cazzo da dire.”
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Non per ordine.
Per rispetto.
Come si piegano le cose che ti hanno tenuto in piedi quando stavi cadendo a pezzi.
Il giubbotto arancione.
Disteso, preciso.
Come un corpo che ha smesso di lottare ma non si…
Un anno o due.
E poi magari torna.
Lascia anni di bottiglie vuote, canne storte, mattine sprecate a guardare il soffitto come se dovesse cadere giù da un momento all’altro.
Uno che stava a galla per caso, tra la birra e il niente, tra la rabbia muta e la vergogna…