La Pallottola in Vendita, lo Sconto dell’Umanità
C’è un vecchio scheletro al bancone, un relitto con la pistola già incollata alla tempia e i soldi ancora stretti tra le dita. Compra la sua condanna come fosse un bicchiere di vino scaduto. Dall’altra parte del banco, una mano porge la merce: una pallottola lucida, un piccolo sole malato che promette la fine.
È questo il mercato che abbiamo costruito: vita svenduta al dettaglio, disperazione al chilo, suicidi a rate. L’uomo non è più carne né anima, è solo debito ambulante con un cranio che si regge in piedi per inerzia. Paghi per morire, come prima pagavi per vivere.
E dietro, sullo scaffale, bottiglie di vetro polverose: le reliquie della fuga facile, anestetici della miseria quotidiana. Non ci si ammazza solo con le armi, ci si ammazza ogni giorno a piccoli sorsi, a turni in fabbrica, a ore in uffici senza finestre, a stipendi che non bastano mai.
La scena è grottesca ma non è fantasia: è la radiografia di un mondo che non ti regala nulla, se non la possibilità di comprare la tua ultima uscita.
E mentre tutto crolla, la società continua a fare cassa: il capitalismo non perde mai, si prende pure la tua morte, te la rivende, con il resto in spiccioli.
Carta Straccia