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Tuttavia ora sono qui

Nonostante la carne marcisca e i sogni si sgonfino, eccomi ancora: un relitto che rifiuta di sparire in silenzio.

Un cadavere seduto al bancone, bicchiere in mano.
Un bicchiere, poche banconote, e la certezza che anche i morti hanno diritto a un brindisi.

Tuttavia ora sono qui. Non ieri, non domani, non nel mito della rivoluzione eterna che tutti usano come carta da parati per coprire le crepe. Sono qui: carne in attesa, ossa che scricchiolano, fiato che sa già di fossa. Eppure resto.

La condanna dell’adesso

Viviamo nel rimando: sempre a parlare del futuro, di ciò che dovrà accadere, di ciò che cambierà. Ma il presente? Il presente è un bar a luci fioche, un bancone appiccicoso, una mano che conta monete. Il resto sono storie per bambini adulti che hanno paura del silenzio. Io invece ci sto dentro, lo mastico. Non ho scelta, ma almeno non mi invento favole.

Il corpo come promemoria

La pelle cade a pezzi, i muscoli tradiscono, il sangue fa finta di essere ancora giovane. Ogni ruga è un verbale firmato dalla natura: “Sei in prestito, ragazzo, e il tempo scade prima che tu capisca le regole.” Non c’è cattiveria, non c’è giustizia. Solo indifferenza. E allora mi siedo, mi verso da bere, e ci faccio i conti. Perché il dolore smette di essere un mostro quando smetti di chiamarlo per nome e lo riconosci per quello che è: il tuo specchio.

“Tuttavia ora sono qui”: non è una vittoria, è un resoconto. Ma è l’unico che vale la pena scrivere.

Senso o sopravvivenza?

La società vende significati come fossero gomme da masticare. Ti dicono “trova il tuo scopo”, come se fosse un paio di scarpe al centro commerciale. E tu ci caschi, ti senti speciale, un combattente. Ma la verità è che non stai combattendo un cazzo: stai solo passando il tempo mentre il corpo ti consuma a rate. E allora tanto vale smettere di cercare “senso” e imparare a stare in piedi tra le macerie.

Hank risponde ancora

Amico, la smetti di recitare la tragedia? Non hai bisogno di senso, hai bisogno di un bicchiere pieno. La vita è già stata scritta: inizi con un respiro, finisci con un rantolo. Il resto è riempitivo. Tuttavia sei qui. Allora siediti, bevi, e smetti di mentire. Non cambierai il mondo, ma puoi ancora sputargli in faccia con stile.

Tuttavia ora sono qui. E finché ci sarò, non sarò platea: sarò voce che graffia, carne che cade, ma ancora presente. Dopo di me, solo silenzio. Ma adesso, cazzo, adesso… brindiamo.

Carta Straccia — La Voce Scomoda © Tutti i lividi riservati.

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