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In Friuli, anche il sole ha la pazienza corta

Fur dai coions

Non è il caldo africano, non è il riscaldamento globale, è proprio che si è rotto i coglioni. Ogni mattina si alza e trova la solita sagra della mediocrità: gente che sbadiglia davanti a un caffè freddo, politici che promettono rotonde, giovani che scappano via come la luna in questo disegno, e vecchi che si incazzano perché l’erba non cresce dritta come una volta.

Fur dai coions“, dice il sole, e per una volta non gli si può dare torto.

Perché i friulani, quelli veri, quelli che una volta costruivano case con le mani nude e il vino con l’anima, ora arrancano tra bollette, burocrazia e leccaculo in doppiopetto che parlano di identità culturale mentre vendono i paesi ai supermercati.

Il friulano ride, sì. Ma col veleno sotto la lingua. Col sarcasmo di chi ha visto morire le vigne sotto il cemento. Di chi ha ancora la terra sotto le unghie ma la banca sul collo. Di chi dice “Mandi” e intende “Tieniti forte”.

E mentre la luna – quella parte tenera e malinconica – viene cacciata via a calci in culo dal sole furioso, il paesaggio resta lì, fermo, spettatore muto dell’ennesima commedia.

Ma non è umorismo, questo. È sopravvivenza.

È ridere per non bestemmiare.
È dire “bundi” e andare avanti, anche quando non c’è più niente da dire.

Carta Straccia

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